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Distribuzione degli utili ai lavoratori dipendenti, è possibile? 11 domande e risposte

Distribuzione degli utili ai lavoratori dipendenti, è possibile? 11 domande e risposte

25 Maggio 2025

La nuova normativa sulla partecipazione dei lavoratori alla vita dell’impresa introduce significative novità in termini di incentivi fiscali e coinvolgimento diretto. Tra i requisiti principali, vi è l’obbligo per l’impresa di destinare almeno il 10% degli utili ai dipendenti. In questa guida rispondiamo a undici domande chiave per comprendere come funziona la distribuzione degli utili ai lavoratori dipendenti privati, inquadrandola nei quattro ambiti principali: gestionale, organizzativo, economico-finanziario e consultivo.

1. Quali incentivi fiscali spettano ai lavoratori che ricevono utili aziendali?

La nuova legge prevede un trattamento agevolato per i lavoratori che ricevono utili in attuazione di contratti collettivi aziendali o territoriali. Per l’anno 2025, viene innalzato da 3.000 a 5.000 euro lordi il tetto annuo per l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 5% sugli emolumenti legati a premi di risultato e partecipazione agli utili d’impresa. L’agevolazione è concessa solo se la quota distribuita ai dipendenti rappresenta almeno il 10% degli utili complessivi d’impresa.

Dal 2028, l’aliquota agevolata passerà dal 5% al 10%, rendendo comunque vantaggioso il regime rispetto alla tassazione ordinaria Irpef.

2. Chi può beneficiare di questo regime agevolato?

L’agevolazione è destinata esclusivamente ai lavoratori dipendenti del settore privato, con un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente a quello in cui viene erogato il premio. Si esclude dunque il personale della Pubblica Amministrazione. La norma si rivolge esplicitamente a imprese che applicano contratti collettivi e che scelgono volontariamente di coinvolgere i dipendenti nella redistribuzione degli utili.

3. Cosa sono i piani di partecipazione finanziaria?

I piani di partecipazione finanziaria consentono ai lavoratori di entrare in possesso di strumenti rappresentativi del capitale dell’impresa, come azioni o altri strumenti finanziari. Tali piani possono essere adottati su base volontaria dalle aziende e fanno riferimento agli articoli 2349, 2357, 2358 e 2441 del Codice Civile.

In particolare:

  • l’articolo 2349 consente l’assegnazione gratuita di azioni o strumenti finanziari ai lavoratori;
  • l’articolo 2441, ottavo comma, consente l’offerta di azioni in sottoscrizione ai dipendenti con esclusione del diritto d’opzione per altri soci.

4. Qual è il regime fiscale delle azioni in sostituzione del premio di risultato?

Se il premio di risultato viene convertito, su base volontaria, in azioni dell’impresa, i dividendi fino a 1.500 euro annui percepiti nel 2025 godranno di un’esenzione fiscale del 50%. Questo incentivo fiscale intende promuovere la diffusione dell’azionariato diffuso tra i dipendenti, stimolando un maggiore senso di appartenenza e partecipazione agli obiettivi aziendali.

5. Come si attua la partecipazione gestionale nelle società per azioni?

Nelle società per azioni organizzate secondo il modello dualistico (con consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza), la partecipazione gestionale dei lavoratori non è automatica ma subordinata a modifiche statutarie e a contratti collettivi specifici. Gli statuti aziendali possono prevedere la nomina, nel consiglio di sorveglianza, di rappresentanti dei lavoratori. Tali rappresentanti devono essere selezionati secondo criteri stabiliti nei contratti collettivi e rispettare i requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza previsti per i membri del consiglio.

6. Cosa prevede la normativa per le società non dualistiche?

Anche nelle società organizzate secondo il modello tradizionale (amministratore unico o consiglio di amministrazione), lo statuto può prevedere la presenza di rappresentanti dei lavoratori nel consiglio di amministrazione e nei comitati interni. Tuttavia, anche in questo caso è necessario che il contratto collettivo disciplini espressamente la partecipazione e che vengano rispettati i requisiti di eleggibilità. I rappresentanti dei lavoratori non potranno ricoprire incarichi direttivi nell’impresa per almeno tre anni dalla fine del mandato, a meno che non ricoprano già tali incarichi al momento della nomina.

7. Che funzione hanno le commissioni paritetiche?

Le commissioni paritetiche, costituite da un numero paritario di rappresentanti dell’azienda e dei lavoratori, rappresentano uno strumento di partecipazione organizzativa. Il loro compito è quello di elaborare proposte su:

  • miglioramento dei processi produttivi;
  • innovazione di prodotti e servizi;
  • organizzazione del lavoro;
  • piani formativi e di welfare;
  • politiche retributive.

Possono inoltre essere previste figure specifiche nel contesto aziendale, come referenti per la formazione o per la qualità del lavoro, nel quadro degli accordi collettivi. Per le imprese con meno di 35 lavoratori, è incentivata la partecipazione attraverso il coinvolgimento degli enti bilaterali.

8. Come si realizza la partecipazione consultiva?

I lavoratori, tramite le rappresentanze sindacali unitarie (RSU), aziendali (RSA), oppure – in mancanza – tramite i rappresentanti designati e le strutture territoriali degli enti bilaterali, possono essere consultati preventivamente sulle decisioni aziendali. La consultazione si svolge in sede di commissioni paritetiche, dove i rappresentanti dei lavoratori possono esprimere pareri e proposte. È prevista una formazione obbligatoria per i componenti di queste commissioni, con almeno dieci ore annue, finanziata dall’azienda, da fondi interprofessionali o dal Fondo Nuove Competenze.

9. Come si applica la nuova normativa alle società a responsabilità limitata (SRL)?

Le SRL, pur non essendo esplicitamente menzionate nella nuova legge, possono adottare le disposizioni previste attraverso modifiche statutarie e contratti collettivi. In particolare, l’articolo 2468 del Codice Civile consente alle SRL di derogare al principio di proporzionalità nella distribuzione degli utili, permettendo di attribuire utili anche a soggetti non soci, come i dipendenti, attraverso clausole statutarie specifiche.

10. Quali sono i limiti alla distribuzione degli utili ai dipendenti?

La normativa prevede che la distribuzione degli utili ai dipendenti non possa superare il 20% della spesa complessiva sostenuta dall’impresa per i redditi annui lordi dei dipendenti. Questo limite ha lo scopo di garantire un equilibrio tra partecipazione e sostenibilità economica per l’azienda.

11. Quali sono i requisiti principali, spiegati in modo semplice, per poter distribuire gli utili ai lavoratori con agevolazioni?

Ecco un riepilogo pratico e semplificato di cosa serve per distribuire una parte degli utili ai dipendenti e beneficiare delle agevolazioni fiscali previste:

  • Essere un’azienda privata: la norma vale solo per le imprese private, non per enti pubblici.
  • Distribuire almeno il 10% degli utili: è obbligatorio destinare ai lavoratori almeno il 10% degli utili dell’anno.
  • Firmare un contratto collettivo: l’accordo deve essere formalizzato in un contratto aziendale o territoriale.
  • Reddito dei dipendenti sotto gli 80.000 euro: solo chi rientra sotto questa soglia può ricevere il beneficio.
  • Agevolazione fiscale: aliquota al 5% (fino al 2027) o al 10% (dal 2028) fino a 5.000 euro annui.
  • Possibilità di ricevere azioni: se previsto, il lavoratore può scegliere le azioni al posto del premio in denaro.
  • Modifica statutaria necessaria: per le SRL e SPA occorre modificare lo statuto per abilitare la distribuzione.
  • Limite del 20% sul costo totale del personale: la somma distribuita non può superare questa soglia.

Conclusione

La nuova normativa sulla distribuzione degli utili ai lavoratori dipendenti privati rappresenta un passo importante verso un modello d’impresa partecipativo e inclusivo. L’effettiva attuazione dipenderà dalla volontà delle imprese di modificare i propri statuti e di stipulare contratti collettivi coerenti con le nuove previsioni. Gli incentivi fiscali e le diverse forme di coinvolgimento offrono, tuttavia, un’occasione concreta per rafforzare il legame tra azienda e dipendenti, migliorando la produttività e il clima organizzativo.

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