Finanziamento soci fruttifero: quale tasso di interesse applicare nella Srl
Il finanziamento soci fruttifero è uno degli strumenti più utilizzati dagli imprenditori per immettere liquidità nella propria Srl senza ricorrere immediatamente al sistema bancario.
Nella pratica aziendale capita spesso: la società deve sostenere un investimento, acquistare beni strumentali, finanziare una nuova operazione commerciale o semplicemente rafforzare la propria liquidità. Il socio, avendo disponibilità personale, decide di prestare denaro alla società.
A quel punto nasce una domanda molto concreta: meglio fare un finanziamento soci infruttifero oppure prevedere un interesse a favore del socio?
La risposta non può essere automatica. Dipende dalla struttura finanziaria della società, dalla durata del finanziamento, dalla capacità fiscale dell’impresa, dalla documentazione predisposta e, soprattutto, dalla congruità del tasso applicato.
Il punto centrale è questo: un finanziamento soci fruttifero può essere utile, ma deve essere impostato correttamente. Non deve sembrare un artificio fiscale, ma una reale operazione finanziaria tra socio e società.
Che cos’è il finanziamento soci fruttifero
Il finanziamento soci fruttifero è un prestito concesso dal socio alla propria Srl, con l’obbligo per la società di restituire il capitale ricevuto e di corrispondere un interesse.
A differenza del finanziamento infruttifero, quindi, il socio non presta denaro “gratuitamente”, ma riceve una remunerazione per il capitale messo a disposizione della società.
Differenza tra finanziamento infruttifero e fruttifero
Nel finanziamento infruttifero, la società riceve liquidità dal socio e si limita a restituire il capitale, senza interessi.
Nel finanziamento fruttifero, invece, la società riconosce al socio un interesse periodico, che per la società rappresenta un onere finanziario e per il socio rappresenta un reddito da capitale, con il relativo trattamento fiscale.
Questa differenza non è solo formale. Può incidere sulla fiscalità complessiva dell’operazione, sulla pianificazione finanziaria e sulla corretta rappresentazione contabile del rapporto tra socio e Srl.
Perché il finanziamento soci fruttifero può essere interessante
Il finanziamento soci fruttifero può risultare interessante perché consente di trasformare un’esigenza finanziaria reale della società in un rapporto economicamente regolato.
La società ottiene liquidità senza dover necessariamente ricorrere alla banca. Il socio, a sua volta, riceve una remunerazione per il capitale prestato.
Dal punto di vista fiscale, gli interessi corrisposti dalla Srl possono essere deducibili ai fini IRES, nei limiti previsti dalla normativa sugli interessi passivi. L’articolo 96 del TUIR disciplina infatti la deducibilità degli interessi passivi, con il meccanismo legato agli interessi attivi e al limite del 30% del ROL fiscale per l’eccedenza.
Attenzione però: questo non significa che il finanziamento soci fruttifero sia sempre conveniente o che possa essere utilizzato senza limiti.
Non è un trucco fiscale
Un errore frequente è considerare il finanziamento soci fruttifero come un semplice strumento per “abbattere le imposte”.
L’approccio corretto è diverso.
Prima deve esserci un’esigenza finanziaria reale della società. Poi deve essere definito un contratto coerente. Infine, deve essere individuato un tasso di interesse ragionevole, documentabile e non anomalo rispetto al mercato.
La fiscalità è una conseguenza dell’operazione, non il suo unico motivo.
Quale tasso applicare al finanziamento soci fruttifero
La legge non prevede un tasso unico e standard da applicare al finanziamento soci fruttifero.
Questo significa che socio e società hanno un margine di autonomia. Tuttavia, tale autonomia non è illimitata. Il tasso deve essere coerente, giustificabile e prudente.
In concreto, il tasso dovrebbe essere individuato considerando almeno tre elementi:
- il costo che la società avrebbe sostenuto ricorrendo a un finanziamento bancario;
- la durata del prestito;
- il rischio dell’operazione.
Il parametro minimo: il costo del denaro bancario
Un primo riferimento ragionevole è il tasso che la Srl avrebbe pagato se si fosse finanziata presso una banca.
Non bisogna guardare solo al tasso nominale, ma al costo complessivo del finanziamento, comprese eventuali commissioni, spese accessorie e oneri collegati.
Per esempio, se una società avrebbe ottenuto dalla banca un finanziamento a medio termine a un certo tasso complessivo, quel valore può diventare un parametro utile per definire il tasso da riconoscere al socio.
Naturalmente, non si tratta di un automatismo. Il finanziamento del socio può avere caratteristiche diverse da quello bancario: può essere più flessibile, non assistito da garanzie, rimborsabile in modo meno rigido o legato alle esigenze di liquidità della società.
Il parametro massimo: attenzione ai tassi soglia usura
Il secondo limite da considerare è quello dei tassi soglia antiusura.
I tassi soglia sono aggiornati periodicamente e variano in base alla categoria di operazione finanziaria. Il MEF pubblica i decreti trimestrali e la Banca d’Italia cura la rilevazione dei TEGM, cioè i Tassi Effettivi Globali Medi utilizzati per il calcolo delle soglie.
Per questo motivo, prima di deliberare o sottoscrivere un finanziamento soci fruttifero, è opportuno verificare la soglia applicabile al tipo di rapporto che si intende impostare.
Superare tali soglie può generare conseguenze molto serie, non solo fiscali, ma anche civilistiche e penali.
Mutuo soci o finanziamento flessibile?
Un altro aspetto da valutare riguarda la forma tecnica del finanziamento.
Il socio può concedere alla Srl un finanziamento con un piano di rimborso definito, simile a un mutuo, oppure può prevedere una forma più flessibile, con rimborsi collegati alla disponibilità finanziaria della società.
La scelta deve essere coerente con la realtà dell’operazione.
Quando serve un piano di rimborso
Se il finanziamento ha una durata precisa, rate definite e una logica assimilabile a un mutuo, è opportuno disciplinare con chiarezza:
- importo erogato;
- durata;
- tasso di interesse;
- periodicità di liquidazione degli interessi;
- modalità di rimborso del capitale;
- eventuali garanzie;
- eventuale subordinazione rispetto ad altri creditori.
Questa impostazione è ordinata e facilmente documentabile, ma richiede una gestione finanziaria più rigida.
Quando può essere utile una struttura più flessibile
In alcuni casi, soprattutto nelle piccole e medie imprese, il socio finanzia la società per sostenere esigenze temporanee di liquidità.
In questi casi può essere utile prevedere un finanziamento più flessibile, con rimborso non necessariamente rateale, ma collegato alla capacità della Srl di restituire le somme senza compromettere l’equilibrio finanziario.
Anche in questo caso, però, la flessibilità non deve significare assenza di regole.
Serve comunque un atto scritto, una delibera, una causale bancaria corretta e una contabilizzazione coerente.
Esempio pratico di finanziamento soci fruttifero
Immaginiamo una Srl che abbia bisogno di 100.000 euro per finanziare un investimento aziendale.
Il socio decide di prestare tale somma alla società. Se il finanziamento è infruttifero, il socio riceverà in futuro solo la restituzione del capitale.
Se invece il finanziamento è fruttifero, la società riconoscerà al socio un interesse annuo.
Per la Srl, quell’interesse rappresenta un costo finanziario. Per il socio, rappresenta un provento tassabile secondo il regime applicabile al suo profilo fiscale.
La convenienza, quindi, non va valutata solo guardando l’interesse incassato dal socio, ma considerando l’intero effetto sull’equilibrio fiscale e finanziario della società.
La valutazione corretta non è solo fiscale
Prima di scegliere il tasso, occorre porsi alcune domande:
La società ha davvero bisogno di quel finanziamento?
Il tasso è coerente con il mercato?
La società ha capienza per dedurre gli interessi passivi?
Il finanziamento è stato deliberato correttamente?
I flussi finanziari sono tracciati?
La restituzione del capitale non mette a rischio la continuità aziendale?
Queste domande sono fondamentali perché il finanziamento soci non è solo un’operazione fiscale. È una scelta di gestione finanziaria.
Gli errori da evitare
Il finanziamento soci fruttifero può creare problemi quando viene gestito in modo superficiale.
Gli errori più comuni sono:
- applicare un tasso scelto “a caso”;
- non redigere alcun contratto;
- non approvare una delibera societaria;
- non indicare chiaramente se il finanziamento è fruttifero o infruttifero;
- non rispettare i limiti antiusura;
- non valutare la deducibilità degli interessi passivi;
- non considerare l’impatto sulla liquidità aziendale;
- confondere il finanziamento soci con un versamento in conto capitale.
Attenzione alla documentazione
In caso di verifica, la documentazione diventa decisiva.
Un finanziamento soci fruttifero dovrebbe essere sempre supportato da:
- verbale dell’assemblea o decisione dei soci;
- contratto di finanziamento;
- indicazione del tasso applicato;
- criterio di calcolo degli interessi;
- modalità di pagamento degli interessi;
- modalità di rimborso del capitale;
- bonifici tracciati;
- corretta rilevazione contabile.
Senza questi elementi, l’operazione rischia di apparire debole o non coerente.
Finanziamento soci fruttifero e adeguati assetti
Il tema del finanziamento soci non riguarda solo la fiscalità.
Riguarda anche gli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
Una Srl che riceve finanziamenti dai soci deve essere in grado di monitorare correttamente:
- fabbisogno finanziario;
- struttura del debito;
- sostenibilità dei rimborsi;
- impatto degli interessi sul conto economico;
- equilibrio di tesoreria;
- rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi.
In altri termini, il finanziamento soci deve essere inserito in una pianificazione finanziaria più ampia.
Non basta chiedersi “quanto risparmio di tasse?”. La domanda corretta è: “questa operazione migliora davvero l’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario della società?”.
Conclusioni
Il finanziamento soci fruttifero può essere uno strumento utile per finanziare la Srl e remunerare il capitale messo a disposizione dal socio.
Tuttavia, deve essere impostato con attenzione.
Il tasso di interesse non dovrebbe essere scelto in modo arbitrario. È opportuno confrontarlo con il costo del credito bancario, verificare i tassi soglia antiusura aggiornati e valutare la sostenibilità dell’operazione per la società.
La convenienza fiscale può esserci, ma deve essere il risultato di un’operazione reale, documentata e coerente con le esigenze aziendali.
Per questo motivo, prima di deliberare un finanziamento soci fruttifero, è consigliabile predisporre un’analisi completa: fiscale, contabile, finanziaria e societaria.
Un finanziamento soci gestito bene può rafforzare l’impresa.
Un finanziamento soci gestito male può generare contestazioni, squilibri e problemi futuri.