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Rottamazione Quinquies 2026: escluse multe e tributi locali, tutte le novità della nuova pace fiscale

Rottamazione Quinquies 2026: escluse multe e tributi locali, tutte le novità della nuova pace fiscale

12 Ottobre 2025

Introduzione: arriva la nuova rottamazione, ma con paletti più rigidi

La Rottamazione Quinquies è una delle misure più discusse in vista della prossima Legge di Bilancio 2026. Dopo le precedenti sanatorie, che hanno consentito di regolarizzare miliardi di debiti fiscali, il Governo intende introdurre un nuovo piano di definizione agevolata, ma con criteri più selettivi e un’attenzione particolare ai debitori “recidivi”.

La novità più rilevante riguarda però l’ambito di applicazione: secondo le ultime anticipazioni, multe e tributi locali — come IMU, TARI e bollo auto — sarebbero esclusi dalla nuova sanatoria nazionale. Per queste entrate si sta invece lavorando su strumenti autonomi di smaltimento del magazzino crediti, anche tramite cartolarizzazioni e l’intervento di società specializzate come AMCO, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Che cos’è la Rottamazione Quinquies e cosa prevede

La Rottamazione Quinquies rappresenta la quinta versione della definizione agevolata dei debiti iscritti a ruolo. È pensata per consentire ai contribuenti di saldare in modo agevolato le cartelle esattoriali affidate alla riscossione dal 2000 al 2023, con uno sconto su sanzioni e interessi.

Secondo le ultime bozze tecniche, la misura consentirà di:

  • pagare solo la quota capitale e le spese di notifica ed esecuzione;
  • azzerare sanzioni e interessi di mora;
  • dilazionare il pagamento fino a 108 rate mensili (9 anni);
  • ottenere un tasso d’interesse agevolato sulle rate, stimato intorno al 2%;
  • essere ammessi solo se non si è recidivi nelle precedenti sanatorie.

Si tratterebbe dunque di una pace fiscale mirata, pensata per consentire il recupero di gettito in modo sostenibile ma senza ripetere gli errori del passato.

Le esclusioni: niente tributi locali e niente multe

Una delle principali novità riguarda l’esclusione, almeno in questa fase, dei tributi locali.
Nella bozza di lavoro si precisa che la Rottamazione Quinquies riguarderà soltanto i crediti erariali e previdenziali, ossia i debiti verso lo Stato e gli enti di previdenza.

Ne resterebbero quindi fuori:

  • IMU e imposte comunali sugli immobili;
  • TARI e altre tariffe sui rifiuti;
  • multe stradali e sanzioni amministrative;
  • addizionali comunali e regionali.

Per queste tipologie di crediti si va verso una gestione separata. Gli enti locali (Comuni, Province, Regioni) potranno eventualmente deliberare proprie sanatorie o rottamazioni locali, ma con regole autonome rispetto a quelle statali.

L’alternativa, già in corso di valutazione, è quella di affidare il recupero dei crediti deteriorati a soggetti specializzati come AMCO, società del Tesoro che nel 2025 ha avviato operazioni di acquisizione dei portafogli di crediti comunali e regionali per velocizzare la riscossione.

Perché i tributi locali restano esclusi

La decisione di escludere le entrate locali nasce da più fattori:

  1. Differente competenza amministrativa: i crediti locali non sono gestiti da Agenzia delle Entrate-Riscossione, ma dagli enti o dai concessionari locali.
  2. Complessità di calcolo: le sanzioni e gli interessi locali seguono criteri diversi da quelli statali, rendendo difficile applicare le stesse regole di rottamazione.
  3. Scarso rendimento delle precedenti sanatorie: le edizioni passate (Rottamazione-ter e Quater) hanno registrato tassi di adesione bassi e incassi reali inferiori alle aspettative.
  4. Esigenza di responsabilizzare gli enti locali: il Governo preferisce dare autonomia a Comuni e Regioni nel gestire i propri crediti, senza interventi centralizzati.

In pratica, la rottamazione quinquies punta a una pulizia del magazzino fiscale nazionale, mentre per il comparto locale si lavorerà su strumenti distinti e più adatti alla specificità territoriale.

I numeri delle precedenti rottamazioni: un bilancio amaro

Le esperienze passate pesano sulle scelte attuali.
Dal 2016 a oggi, tra Rottamazione-ter, Saldo e Stralcio e Quater, gli incassi totali si sono fermati a circa 33 miliardi, a fronte di un gettito atteso di oltre 80 miliardi. In altre parole, quasi il 60% delle somme previste non è mai stato incassato.

Secondo i dati diffusi dal MEF, circa il 60% dei contribuenti che avevano aderito non ha completato i pagamenti. Di conseguenza, la nuova versione introdurrà criteri di ammissibilità più rigidi per evitare adesioni “strumentali” di chi in passato ha approfittato delle rottamazioni solo per bloccare le procedure esecutive.

Le condizioni di accesso e i possibili requisiti

Le regole definitive saranno note solo con l’approvazione della Legge di Bilancio, ma al momento l’impianto prevede:

  • periodo di riferimento: debiti 2000–2023;
  • tipologia di debiti: imposte erariali, contributi previdenziali, altre entrate statali;
  • pagamento agevolato: capitale + spese, senza sanzioni e interessi;
  • rateizzazione: fino a 108 rate mensili (9 anni);
  • interessi di dilazione: 2%;
  • esclusione dei recidivi: chi non ha saldato le precedenti rottamazioni potrebbe non accedere.

Non è esclusa la possibilità che il Governo introduca meccanismi di differenziazione delle rate in base all’importo del debito, con piani più brevi per cartelle di importo elevato.

Esempio pratico: come cambierebbe un debito da 10.000 euro

Per comprendere la portata della misura, ipotizziamo un debito erariale di 10.000 euro affidato alla riscossione nel 2016.

  • Senza rottamazione, con sanzioni e interessi, l’importo aggiornato nel 2025 supererebbe i 15.000 euro.
  • Con la Rottamazione Quinquies, il contribuente pagherebbe solo il capitale (10.000 euro) e le spese di notifica (circa 200 euro).
  • In caso di adesione, con 108 rate in 9 anni, la rata mensile sarebbe di circa 95 euro, con un tasso d’interesse del 2%.

L’impatto economico complessivo sarebbe quindi nettamente più sostenibile, pur mantenendo un impegno di lungo periodo.

Cosa accadrà per i tributi locali

Per le entrate locali la partita è ancora aperta.
La linea prevalente sembra essere quella di una rottamazione “autonoma” a livello locale, gestita su base volontaria dagli enti. Ogni Comune o Regione potrà decidere se:

  • approvare una propria delibera di definizione agevolata;
  • affidarsi a società esterne per la gestione dei crediti (come AMCO o altri operatori);
  • mantenere la riscossione ordinaria.

In assenza di delibera, i debiti locali — comprese multe, IMU e TARI — resteranno pienamente dovuti e non potranno essere sanati con la procedura nazionale.

Implicazioni per i contribuenti e per le imprese

L’effetto più immediato sarà la separazione tra debiti statali e locali.
Chi ha posizioni aperte con l’Agenzia delle Entrate potrà aderire alla Rottamazione Quinquies, mentre chi ha pendenze con Comuni o Regioni dovrà attendere eventuali iniziative locali.

Per le imprese, in particolare, la misura potrà rappresentare:

  • un’occasione di riordino del debito fiscale in ottica di pianificazione finanziaria;
  • uno strumento di gestione del rischio di insolvenza;
  • un supporto alla liquidità aziendale, grazie al piano di lungo periodo.

Tuttavia, la mancanza di un quadro uniforme per i tributi locali può creare disparità territoriali e complicare la programmazione contabile.

Perché la Rottamazione Quinquies è diversa dalle precedenti

Rispetto alle versioni precedenti (Quater, Ter e Saldo e Stralcio), la Quinquies si distingue per tre elementi chiave:

  1. Durata record: fino a 108 rate (contro le 72 massime della Quater).
  2. Controllo sui recidivi: esclusione automatica di chi ha già aderito senza pagare.
  3. Ambito ristretto: solo crediti erariali e previdenziali, senza estensione automatica ai tributi locali.

Il Governo punta così a una misura più credibile e sostenibile, capace di conciliare gettito e compliance fiscale.

Cosa conviene fare ora

In attesa del testo definitivo, è consigliabile:

  1. Verificare la propria posizione con Agenzia delle Entrate-Riscossione, individuando i debiti rientranti tra il 2000 e il 2023.
  2. Distinguere tra debiti statali e locali, perché la rottamazione potrebbe applicarsi solo ai primi.
  3. Verificare con il proprio Comune o Regione se è prevista un’adesione o una sanatoria locale.
  4. Simulare la sostenibilità delle rate, valutando se il piano è compatibile con la capacità di pagamento.
  5. Consultare il proprio consulente fiscale per pianificare eventuali adesioni e verificare la convenienza reale.

Quando entrerà in vigore

La misura sarà inserita nel disegno di legge della Manovra 2026, la cui approvazione è prevista entro la fine dell’anno.
Solo dopo la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale si potranno conoscere:

  • i termini per la presentazione delle domande;
  • le scadenze delle prime rate;
  • i moduli ufficiali di adesione;
  • eventuali modulazioni in base all’importo del debito.

Nel frattempo, restano in vigore le scadenze ordinarie della Rottamazione Quater, con la rata di novembre 2025 da rispettare entro il 5 dicembre (grazie ai 5 giorni di tolleranza previsti).

Conclusione: una sanatoria selettiva per un fisco più credibile

La Rottamazione Quinquies 2026 si annuncia come una misura selettiva e strutturata, con l’obiettivo di coniugare gettito e sostenibilità.
Sarà una pace fiscale più rigorosa, con meno platea ma più affidabilità.
Per le multe e i tributi locali, la palla passa invece agli enti territoriali: spetterà a loro decidere se e come offrire ai cittadini la possibilità di mettersi in regola.

In sintesi:

  • Fino a 108 rate in 9 anni per i debiti fiscali e previdenziali.
  • Esclusione di multe e tributi locali.
  • Fuori chi ha già aderito a precedenti rottamazioni senza completarle.
  • Avvio previsto con la Legge di Bilancio 2026.
Rottamazione Quinquies 2026: escluse multe e tributi locali, tutte le novità della nuova pace fiscale
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