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Responsabilità dell’amministratore di SRL e Business Judgement Rule: quando le decisioni arbitrarie si pagano di tasca propria

Responsabilità dell’amministratore di SRL e Business Judgement Rule: quando le decisioni arbitrarie si pagano di tasca propria

24 Dicembre 2025

Fine del mito “la società è mia e faccio quello che voglio”

Nel mondo delle società a responsabilità limitata, una delle convinzioni più diffuse – e più pericolose – è quella secondo cui l’amministratore, soprattutto se socio unico o di maggioranza, possa gestire la società come una sorta di “proprietà personale”.
La frase ricorrente è nota: «la ditta è mia e faccio quello che voglio».

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 27 agosto 2025, n. 23963, interviene in modo netto su questo punto, ribadendo un principio fondamentale:

l’amministratore risponde personalmente quando prende decisioni arbitrarie, imprudenti o orientate a interessi personali, anche se formalmente rientrano nella gestione aziendale.

L’ordinanza chiarisce inoltre i limiti reali della Business Judgement Rule, spesso invocata come uno scudo assoluto contro ogni responsabilità.

Il quadro normativo: l’art. 2476 c.c. e i doveri dell’amministratore di SRL

L’art. 2476, comma 1, c.c. stabilisce che gli amministratori di una SRL:

  • devono adempiere ai propri doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico;
  • sono responsabili verso la società per i danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri.

Non si tratta di una responsabilità generica o morale, ma di una responsabilità contrattuale vera e propria, che espone l’amministratore al risarcimento del danno con il proprio patrimonio personale.

Il giudizio “ex ante”: come va valutata la condotta dell’amministratore

Uno dei passaggi più rilevanti dell’ordinanza n. 23963/2025 riguarda il criterio di valutazione della condotta gestoria.

La Cassazione afferma che la scelta dell’amministratore va valutata:

«secondo un giudizio ex ante, che tenga conto della mancata adozione delle cautele, delle verifiche e delle informazioni preventive normalmente richieste per una scelta analoga».

Cosa significa in concreto?

Non conta solo l’esito finale dell’operazione, ma soprattutto:

  • le verifiche fatte prima di decidere;
  • le informazioni disponibili e acquisite;
  • la valutazione preventiva dei rischi;
  • la razionalità della scelta rispetto all’interesse sociale.

Un amministratore non viene giudicato perché “ha sbagliato”, ma perché ha deciso senza metodo, senza prudenza o senza tutela dell’interesse della società.

Business Judgement Rule: cos’è davvero (e cosa non è)

Cos’è la Business Judgement Rule

La Business Judgement Rule è un principio di origine giurisprudenziale secondo cui il giudice non può sindacare nel merito le scelte imprenditoriali, purché esse siano:

  • assunte in buona fede;
  • informate;
  • razionali;
  • coerenti con l’interesse della società.

Serve a evitare che ogni decisione rischiosa venga valutata col senno di poi.

Cosa chiarisce la Cassazione: non è uno scudo assoluto

Con l’ordinanza n. 23963/2025 (in linea con Cass. n. 7279/2023, Cass. n. 8069/2024 e Cass. n. 2172/2023), la Suprema Corte ribadisce un principio essenziale:

la Business Judgement Rule non esclude la responsabilità dell’amministratore quando l’operazione è irragionevole, imprudente o palesemente arbitraria.

In altre parole:

  • protegge il rischio imprenditoriale;
  • non protegge l’arbitrio;
  • non protegge l’interesse personale;
  • non protegge l’uso distorto della società.

Il caso concreto: quando l’interesse personale prevale su quello societario

Nel caso esaminato dalla Cassazione, l’amministratore aveva:

  • disposto pagamenti a favore di un soggetto non solvibile;
  • ignorato che tale soggetto aveva un debito verso la società superiore al credito vantato;
  • omesso di ricorrere alla compensazione, che avrebbe evitato esborsi di cassa.

Secondo la Corte, l’amministratore:

  • ha attribuito prevalenza a un interesse extrasociale;
  • ha adottato una decisione pregiudizievole per la società;
  • avrebbe potuto e dovuto evitare il pagamento.

Questa non è una scelta imprenditoriale rischiosa: è una gestione arbitraria e dannosa.

Usare la società per scopi personali: quando scatta la responsabilità personale

Il messaggio della Cassazione è chiaro e di grande impatto pratico:

  • la società non è un conto corrente personale;
  • la società non è uno strumento per favorire terzi “amici”;
  • la società non è una copertura per decisioni dettate da interessi estranei all’impresa.

Quando l’amministratore:

  • usa la società per finalità personali;
  • sacrifica l’interesse sociale;
  • compie operazioni che non avrebbe mai fatto se il denaro fosse stato suo;

la responsabilità diventa personale.

La “responsabilità limitata” tutela i soci, non l’amministratore infedele.

Onere della prova: cosa deve dimostrare la società e cosa l’amministratore

Un altro punto fondamentale chiarito dall’ordinanza riguarda l’onere della prova.

La società deve solo allegare l’inadempimento

Essendo responsabilità contrattuale:

  • la società deve limitarsi ad allegare la violazione dei doveri gestori;
  • non deve dimostrare la colpa in modo analitico.

L’amministratore deve provare di aver agito correttamente

Spetta invece all’amministratore dimostrare:

  • di aver agito con diligenza professionale;
  • di aver effettuato le verifiche necessarie;
  • di aver tutelato l’interesse sociale;
  • di aver valutato consapevolmente i rischi.

Se non riesce a provarlo, risponde dei danni.

Conclusione: la Cassazione smonta definitivamente il falso mito

L’ordinanza n. 23963/2025 rappresenta un ulteriore tassello di un orientamento ormai consolidato:

  • la Business Judgement Rule non giustifica l’arbitrio;
  • l’interesse personale non può mai prevalere su quello societario;
  • l’amministratore che usa la società come fosse “sua” paga personalmente.

Il messaggio per imprenditori e amministratori è inequivocabile:

guidare una SRL significa gestire un patrimonio autonomo, non esercitare un potere assoluto.
la responsabilità limitata non è una licenza di fare ciò che si vuole.

Chi confonde la società con se stesso, prima o poi, ne risponde con il proprio patrimonio.

Responsabilità dell’amministratore di SRL e Business Judgement Rule: quando le decisioni arbitrarie si pagano di tasca propria
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